Mirtha Paula Mazzocchi, presentazione della serie di quadri presentati a MIART 2003
Nel mondo della creazione estetica troviamo affinità elettive tra artisti di tempi e culture diverse. La pittura di Jorunn Monrad ed i testi letterari di Thomas de Quincey conformano, apparentemente, una strana coppia. Apparentemente, perché ad uno sguardo più attento, rivelano consonanze profonde, che riguardano una problematica complessa quale la questione della visione. Visione intesa come capacità di vedere oltre, di vedere ciò che si cela dietro i segni, dietro i simboli, dietro i rituali. Segni che nascondono segni, significati che si espandono parossisticamente, trappole interpretative per lettori-spettatori superficiali.
Nel 1993 Jorunn Monrad aveva già usato De Quincey, brani tratti dalle ”Confessioni di un mangiatore inglese di oppio”, per illustrare attraverso le sue immagini le parole del testo. Ut pictura poesis, come dicevano i latini, per indicare le possibili affinità e differenze espressive dei linguaggi visivi e letterari a livello retorico. E la visione ritorna, in questo caso, come effetto alterato del consumo di droghe, come ricerca di ciò che l’universo nasconde dietro un’apparenza di staticità e semplicità obiettiva. Una visione mistica che rende conto della complessità del mondo e dei suoi osservatori-costruttori.
In quest’occasione l’artista si confronta con un altro testo di De Quincey, altrettanto polemico e maledetto.
”Murder as one of the fine arts” continua, ancora oggi, a far paura. Di Thomas De Quincey troviamo su Internet quasi tutti i testi in formato elettronico, tranne questo. L’unico sito trovato, che contiene il testo completo, è un sito sulle perversioni (sic). Ed è in quest’assurdo che si evidenzia l’attuale difficoltà di vedere oltre i livelli superficiali delle cose.
In una cultura dominata dai media, dove la carica di violenza, implicita ed esplicita, viene costantemente legittimata dal loro uso, De Quincey e Monrad, fanno paura. Perché ci obbligano a rivalutare i nostri parametri di giudizio, perché ci confrontano con la nostra sete di sangue, di serial killer, di violenza attiva o passiva. Perché in fondo l’assassinio, forma rituale primitiva della nostra stessa cultura, ci mette in contatto con la nostra faccia nascosta, con la nostra ombra, come direbbe Jung.
Il voyeurismo esasperato della nostra cultura, le nostre vite vissute attraverso le griglie dei telefilm, i nostri desideri costruiti dalla pubblicità sono i segni di un vuoto esistenziale che cerchiamo di coprire, di nascondere, per non vedere ciò che è evidente, vale a dire che il livello virtuale, rappresentativo ha rimpiazzato completamente la realtà.
Guardiamo in continuazione per non vedere ciò che siamo, per non vedere la cruda realtà. Soggetti nudi e ciechi in mezzo a migliaia di soggetti nudi e ciechi come noi. Un incubo ad occhi aperti che Monrad e De Quincey vogliono ribaltare, obbligandoci ad andare oltre la superficie delle cose. Per avere una visione completa del reale e di noi stessi. Per poter, finalmente, vedere.
[ back to index ]